L’ultima volta che l’Italia ospitò l’Eurovision

Nel 1991 a Roma condussero la serata Gigliola Cinquetti e Toto Cutugno, e fu un mezzo disastro

 Gigliola Cinquetti e Toto Cutugno (uno screenshot dalla versione integrale della trasmissione pubblicata su YouTube)

Martedì sera a Torino si terrà la serata di apertura della 66esima edizione dell’Eurovision Song Contest, il più famoso e seguito concorso musicale al mondo, che si concluderà sabato 14 maggio. L’edizione di quest’anno è a Torino perché la scorsa era stata vinta dalla band italiana dei Måneskin e da regolamento il paese ospite è il vincitore dell’anno precedente. L’ultima volta che l’Eurovision era stato ospitato dall’Italia era il 1991, 31 anni fa, per la 35esima edizione: si chiamava ancora Eurofestival e si svolse in una sola serata, il 4 maggio. Fu, a detta di molti, un mezzo disastro.

Il primo imprevisto arrivò diversi mesi prima della competizione. Inizialmente, infatti, l’edizione del 1991 avrebbe dovuto tenersi nel teatro Ariston di Sanremo, in onore del Festival della canzone italiana che ispirò l’Eurovision alla sua nascita nel 1956. A gennaio però la Rai decise di spostare tutto a Roma, nello studio 15 di Cinecittà. Il motivo principale del cambio di teatro fu che serviva un posto che garantisse alle delegazioni straniere in trasferta una maggiore sicurezza in un momento storico in cui era in corso la guerra del Golfo (che poi finì a febbraio) e in cui c’erano diverse tensioni e conflitti in Jugoslavia. Inoltre, l’Unione europea di radiodiffusione, l’ente che organizza la competizione, aveva concluso che il teatro di Sanremo era troppo piccolo per uno spettacolo di quelle dimensioni. Pur di non rinunciare, Sanremo propose di sfruttare tre teatri diversi della città, ma senza successo.

https://www.youtube.com/watch?v=Inozcp8e9z0
Visto lo scarso preavviso sul cambio di teatro, la scenografia fu completata all’ultimo momento, con alcuni elementi che ricordavano i templi antichi e altri raffiguranti edifici moderni, alcuni dei quali riciclati dai film girati precedentemente a Cinecittà. Inoltre il traffico di Roma portò non pochi problemi all’organizzazione e diversi ritardi. I concorrenti in gara ebbero poco tempo per fare le prove e questo si tradusse in svariati problemi tecnici di audio e luci. Sulla Repubblica di quei giorni si leggeva inoltre che «gli scenografi che hanno attrezzato il grande studio dal quale andrà in onda il Festival hanno avuto un gran da fare proprio per sistemare la stampa: nessuno si aspettava che gli accrediti (di cui l’ottanta per cento stranieri) arrivassero a toccare le cinquecento unità».

L’edizione del 1991 fu presentata da Gigliola Cinquetti, che aveva vinto l’Eurofestival nel 1964 con “Non ho l’età”, e Toto Cutugno che aveva vinto l’edizione dell’anno prima con “Insieme: 1992”. Il fatto che entrambi fossero cantanti senza una particolare preparazione come presentatori televisivi fu probabilmente una delle ragioni per cui tutta la trasmissione risultò poi improvvisata e goffa. Anche perché in quegli anni i programmi televisivi in generale e l’Eurovision in particolare avevano standard di conduzione più formali e impostati di oggi. Cinquetti e Cutugno si parlavano spesso addosso e Cutugno in particolare viene ricordato per le moltissime battute e commenti fuori copione.

Sia Cinquetti che Cutugno parlarono in italiano per la maggior parte del tempo, nonostante le lingue ufficiali del festival siano l’inglese e il francese. In un articolo uscito in quei giorni sul Corriere della Sera si raccontava che Cutugno si rese «protagonista di una piccola battaglia personale conquistando per la prima volta nella storia dell’Eurofestival la possibilità di comunicare i risultati delle votazioni, oltre che in inglese e in francese – lingue ufficiali – anche nella lingua del paese ospitante. “L’Italia non è mica una colonia” ha affermato in un’impennata d’orgoglio».

La competizione durò più del previsto, più di 3 ore, e su YouTube si trovano ancora oggi diversi video che raccolgono i momenti più buffi. Il culmine arrivò al momento delle votazioni, sul finire della serata. I punteggi venivano annunciati prima in inglese o francese per telefono, con un collegamento in diretta da ogni paese partecipante, e poi ripetuti ogni volta – con molti errori e incomprensioni – in francese, in inglese e in italiano da Cinquetti e Cutugno, il quale a un certo punto chiese con fare sbrigativo di «dare un po’ di ritmo alle votazioni, sono troppo lente».

Il momento più imbarazzante fu quello in cui la Turchia non rispose alla chiamata dallo studio e Cutugno commentò dicendo tra le altre cose «facciamo qualcosa, parliamo un po’ con gli artisti, ci mettiamo a cantare, a suonare, a far qualcosa, non so». In quel momento Cutugno interpellò ripetutamente (sempre in italiano) il supervisore dell’Eurofestival dal 1978, Frank Naef, ripetendo più volte il suo nome e mettendolo evidentemente in difficoltà. Anche sul sito ufficiale dell’Eurovision si legge che «la competizione del 1991 è meglio ricordata per essere stato un caos e perché il supervisore esecutivo Frank Naef fu più volte interpellato dai presentatori per avere precisazioni, specialmente durante i punteggi».

Alla fine di tutte le telefonate internazionali, arrivò il momento di quella a Roma, per avere i punteggi italiani, ma rispose una voce che parlò francese scatenando nuovamente il fastidio di Cutugno: «A Roma si parla francese? Parlate un attimo in italiano per favore».

Alla fine arrivarono a pari merito la cantante svedese Carola e la cantante e attrice francese Amina: vinse la prima perché il regolamento diceva che tra le due avrebbe avuto un vantaggio quella che aveva ricevuto più volte il massimo dei punti (oggi il regolamento è cambiato e privilegia il vincitore votato da più paesi).

Il concorrente italiano Peppino Di Capri e la sua canzone in napoletano “Comme é ddoce ‘o mare” non furono particolarmente apprezzate. Addirittura sul Corriere della Sera, il giorno dopo la finale, si lesse: «circolava una battuta perfida: con la sua presenza la Rai si era cautelata per evitare una nuova vittoria dell’Italia che avrebbe costretto l’Ente a organizzare di nuovo la gara».

Questa tesi persistette a lungo, alimentata dal fatto che l’Italia, nonostante fosse tra i paesi fondatori del concorso, si ritirò dall’Eurovision un paio di anni dopo, giustificandosi con lo scarso interesse del pubblico, e non partecipò per diversi anni. Ci tornò nel 1997 con i Jalisse, ma poi l’anno dopo di nuovo non partecipò, questa volta rimanendo fuori dalla competizione per tredici anni, nonostante sporadiche proteste in Italia e anche all’estero. Questa lunga assenza è il motivo per cui l’Eurovision contemporaneo, quello che si definì negli anni Duemila con l’estensione dei paesi partecipanti, la trasformazione dell’estetica in senso più spettacolare e tamarro, e con l’introduzione del televoto, rimase a lungo quasi sconosciuto qui. L’Italia tornò a partecipare nel 2011 con Raphael Gualazzi, che aveva vinto la categoria Giovani a Sanremo.

Da allora, piuttosto lentamente, l’Eurovision è tornato ad avere una certa popolarità e a essere seguito anche in Italia, specialmente da quando nel 2016 la finale è trasmessa su Rai 1 (prima era su Rai 4). L’Eurovision è diventato infine un evento davvero conosciuto in Italia nel 2019 con la partecipazione di Mahmood, che arrivò secondo a pochi punti dalla vittoria, e soprattutto nel 2021 con la vittoria dei Måneskin.

 

EDISON E LA TECNOLOGIA DI ANSALDO ENERGIA INSIEME PER LA TRANSIZIONE ENERGETICA

La “Monte Bianco”, la turbina a gas di ultima generazione di Ansaldo Energia, è pronta e sta per
partire via nave verso Marghera dove verrà installata nel cuore della centrale termolettrica di Edison:
un’eccellenza tecnologica italiana che aumenterà al 63% il rendimento energetico dell’impianto di
Marghera Levante abbattendone significativamente le emissioni in atmosfera.
Genova, 17 novembre 2020 – Edison è lieta di annunciare che la turbina a gas ad alta efficienza
GT36 di “classe H’, la cossidetta “Monte Bianco”, vero e proprio esempio di eccellenza italiana
prodotta da Ansaldo Energia, è stata ultimata e partirà dallo stabilimento di Cornigliano nel Porto di
Genova per essere installata nel cuore del nuovo ciclo combinato a gas di ultima generazione
attualmente in corso di realizzazione a Marghera.
La nuova turbina alimenterà il nuovo ciclo combinato a gas di Marghera Levante, che sarà l’impianto
termoelettrico più efficiente d’Europa, avrà una potenza elettrica complessiva di 780 MW e un
rendimento energetico pari al 63%, il più alto reso disponibile oggi dalla tecnologia. Questo si
traduce in un abbattimento delle emissioni specifiche di CO2 del 40% rispetto alla media dell’attuale
parco termoelettrico italiano e di quelle di ossidi di azoto (NOX) di oltre il 70%. L’investimento
complessivo per la realizzazione della nuova centrale termoelettrica ammonta a oltre 300 milioni di
euro. L’impianto entrerà in esercizio nel 2022.
«E’ con grande soddisfazione che partecipiamo oggi alla partenza della nuovissima turbina GT36 dal
cantiere di Ansaldo Energia”, dichiara Nicola Monti, Amministratore Delegato di Edison. “Si tratta
del risultato di una collaborazione che unisce l’eccellenza di due realtà storiche dell’industria
nazionale e che operano concretamente per lo sviluppo e la sostenibilità del Paese. Edison si è posta
e persegue obiettivi concreti di abbattimento della CO2, in piena sintonia con il Piano Nazionale
Integrato Energia e Clima (PNIEC) e con il Green Deal europeo.”
“Non nascondiamo il nostro orgoglio per il risultato raggiunto” commenta Giuseppe Marino,
Amministratore Delegato di Ansaldo Energia. “Tutte le lavorazioni per la realizzazione di questa
turbina si sono svolte in un periodo difficile, a causa delle limitazioni imposte dal Covid:
ciononostante, nella massima sicurezza, il personale di Ansaldo Energia ha lavorato
incessantemente per assicurare a Edison la consegna della turbina nei tempi stabiliti. Una macchina
davvero performante che per le sue caratteristiche di tecnologia innovativa, alta efficienza abbinata
a un’elevata flessibilità operativa rappresenta il nostro miglior biglietto da visita per essere
protagonisti della transizione energetica. Un successo che ci auguriamo possa essere di buon
auspicio per tutto il sistema industriale del nostro Paese in un momento così difficile e sfidante”.

L’intervento a Marghera Levante si inserisce nel piano strategico di Edison che è protagonista della
transizione energetica nazionale e svolge questo ruolo con un piano di investimenti importante che
include cantieri già aperti per 1 miliardo di euro nelle tre aree dello sviluppo strategico della società:
generazione low carbon, servizi di efficienza energetica e mobilità sostenibile a sostegno
dell’economia del Paese in un momento storico di oggettiva difficoltà e incertezza.
Il ruolo di Marghera Levante per la transizione energetica, ha trovato conferma lo scorso luglio
nell’assegnazione da parte della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) di un finanziamento da
150 milioni di euro.
Il nuovo ciclo combinato di Marghera Levante
Il nuovo ciclo combinato a gas naturale sarà composto, oltre che dalla turbina GT36 da 530 MWe, da
un generatore di vapore a recupero, una turbina a vapore da 250 MWe e un sistema catalitico di
riduzione degli ossidi di azoto (SCR). Questa isola di potenza sostituirà i due gruppi di generazione
elettrica attualmente in esercizio: il primo gruppo verrà smantellato, mentre il secondo servirà come
riserva disponibile, in caso di fermate per manutenzione del nuovo ciclo combinato. Il progetto porterà
anche a una razionalizzazione della struttura dell’impianto con una riduzione dei camini da 5 a 3 con
conseguente minor impatto visivo. Una volta ultimato, l’impianto di Marghera Levante avrà una
potenza elettrica totale di 780 MW, un rendimento energetico pari al 63% e impiegherà 31 persone,
permettendo di confermare gli attuali livelli occupazionali della centrale.

Il parco impianti di Edison
Il parco produttivo di Edison in Italia è composto da oltre 200 impianti per una potenza complessiva
di 6,5GW. Nel 2019 Edison ha prodotto 20,6 TWh di elettricità di cui quasi l’80% dell’energia è
termoelettrica grazie a 14 centrali, tutte a ciclo combinato a gas. Edison è stata la prima, nel 1992,
a introdurre in Italia il ciclo combinato alimentato a gas naturale (CCGT: Combined Cycle Gas
Turbine), la tecnologia termoelettrica più efficiente e rispettosa dell’ambiente. Oggi Edison continua
a investire in innovazione puntando su tecnologie, frutto del migliore made in Italy, per supportare la
crescita industriale e lo sviluppo sostenibile del Paese.

Edison
Edison è la più antica società energetica in Europa, con oltre 135 anni di primati, ed è uno degli operatori
leader del settore in Italia. La società è impegnata in prima linea nella sfida della transizione energetica,
attraverso target di sostenibilità che ne guidano lo sviluppo nel campo delle energie rinnovabili, dell’efficienza
energetica, della digitalizzazione e del mercato finale. Edison vende energia elettrica, gas naturale e servizi
energetici ed ambientali a 1,6 milioni di clienti finali. È un operatore integrato lungo la catena del valore
dell’elettricità: dalla produzione fino alla distribuzione e vendita della componente energetica. Oggi opera in
Italia, Europa e Bacino del Mediterraneo, impiegando oltre 5.000 persone.

Un concorso nazionale per il “pane di Matera”

L’iniziativa, “Scorza e mollica”, presentata ieri in città

MATERA – Racconti, fotografie, ricette e poesie per promuovere il pane, re della tavola della cucina mediterranea, di Matera e dei rioni Sassi – patrimonio dell’Umanità.

Arriva la prima edizione del concorso nazionale letterario e fotografico dal titolo “Scorza e Mollica” promosso da Slow Food Matera in collaborazione con l’associazione “Museo virtuale della Memoria collettiva” (Muv) e dai panificatori locali. L’obiettivo del concorso nazionale è quello di promuovere il pane di Matera attraverso racconti, fotografie, ricette e poesie che ne narrano la sua antichissima storia.

Costituito da una ciambella croccante fuori e morbida all’interno con i tre cornetti che rappresentano la Santissima Trinità, il delizioso pane di Matera si ottiene grazie a un antico sistema di lavorazione che prevede l’utilizzo esclusivo di semola di grano duro. Le sue radici affondano nel Regno di Napoli e quest’anno ha ottenuto il premio come “miglior pane d’Italia” secondo la rivista enogastronomica “Gambero Rosso”. Inoltre è tutelato dalla dicitura europea Igp – Indicazione geografica protetta.

Sanremo 2020: la mostra del 70° Festival!

A Santa Tecla un’esposizione unica, diventerà permanente?

Migliaia di persone la stanno visitando, tra le 10 e le 18 per vedere da vicino 300 elementi tra foto, abiti iconici e memorabilia, provenienti dall’archivio di Rai Teche, per una mostra che permette di ripercorrere l’intera storia del Festival.

Una mostra che ripercorre i 70 anni del Festival di Sanremo, tra cimeli, foto e video tutti insieme nella affascinante cornice del forte di Santa Tecla. E’ uno degli appuntamenti fissi della kermesse canora, nell’ambito del progetto ‘Tra palco e città’, fortemente voluto dall’Amministrazione comunale e sposato al 100% dalla Rai, in un percorso che celebra la manifestazione canora più importante dell’anno.

Ed il forte di Santa Tecla sembra davvero perfetto per una mostra che sta riscuotendo un successo inaspettato. Migliaia di persone la stanno visitando, tra le 10 e le 18 per vedere da vicino 300 elementi tra foto, abiti iconici e memorabilia, provenienti dall’archivio di Rai Teche, per una mostra che permette di ripercorrere l’intera storia del Festival.

E’ suddivisa in 7 tappe cronologiche, tutte corredate di testi, fotografie e montaggi di filmati delle canzoni vincitrici, con 7 panelli tematici, che raccontano i record, le grandi scenografie, i superospiti stranieri, le canzoni di maggior successo mondiale, i conduttori ed altro.

C’è anche la ‘Stana degli abiti’, dove c’è la possibilità di ammirare i vestiti indossati dagli artisti come: Gigliona Cinquetti, Mia Martini, Iva Zanicchi ed anche quello che avrebbe dovuto mettere Dalida, se non fosse accaduto quanto tutti ricordiamo nel 1967.

La mostra è visitabile fino al 16 febbraio, quindi ben oltre la fine del Festival e non è escluso che possa essere trovato uno spazio ‘definitivo’, magari una volta terminati i lavori di restauro del forte, che sono in atto con il secondo lotto.

 

Καλά Χριστούγεννα και Ευτυχισμένο το 2020

Τα γραφεία του Ελληνο Ιταλικού Επιμελητηρίου Αθήνας θα παραμείνουν κλειστά στις 24/12 , 31/12 και 02/01.

Ευχόμαστε σε όλους Καλά Χριστούγεννα και Ευτυχισμένο το 2020!

Gli uffici camerali resteranno chiusi nei giorni 24/12, 31/12 e 02/01.

Auguriamo a tutti un Buon Natale ed un Felice Anno Nuovo!

Fenomeno Bio, l’Italia è prima in Europa

#inTendenza Il nostro Paese ha il primato degli operatori del settore. Sicilia, Puglia, Campania ed Emilia Romagna le regioni con più coltivazioni dedicate. E il giro d’affari tocca i tre miliardi di euro

Da fenomeno di nicchia a mainstream, il biologico italiano continua la sua ascesa, confortato da una domanda  crescente e da una maggiore democratizzazione dovuta anche all’ingresso massivo prima della gdo e, negli ultimi anni, anche dal discount e la produzione non manca all’appello, infatti, ben il 15,5% dell’intera superficie agricola italiana è coltivata a biologico, 2 milioni di ettari totali (dati Ministero delle Politiche Agricole).

Rispetto al panorama europeo, l’Italia detiene il primato per numero di operatori, seguita poi da Francia e Germania. Mentre si colloca al secondo posto per SAU biologica (Superfice Agricola Utilizzata), preceduta dalla Francia (dati SINAB – Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica). Sempre secondo le stime di Sinab, le regioni più bio, in termini di coltivazioni, sono la Sicilia (385.356 ettari), la Puglia (263.653 ettari), la Calabria (200.904 ettari) e l’Emilia-Romagna (155.331) che insieme rappresentano il 51% di tutta la superficie nazionale dedicata al biologico, mentre il 26% e? rappresentato da Lazio, Toscana, Sardegna e Basilicata, cui segue il 14% di Marche, Campania, Lombardia e Piemonte e il restante 9% e? costituito da tutte le altre regioni che hanno superfici al di sotto dei 50.000 ettari.

Consumi. Il bio piace ai consumatori, infatti, crescono gli acquisti arrivando a tre miliardi di euro, con l’ortofrutta che fa da traino ottimismo anche per il 2019, infatti, secondo le stime ISMEA, gli acquisti di prodotti bio sono aumentati di un ulteriore +1,5% nei primi mesi dell’anno. Una crescita che prosegue da oltre 5 anni e che è più che raddoppiata (+102 %) dal 2013 a oggi.

Canali. È la distribuzione moderna a dividersi il grosso della torta, con un + 5,5% per iper e super e un notevole +20,7% per i discount, mentre risultano in calo i dettaglianti tradizionali (-7%). In particolare, gli ortaggi crescono ma nella gdo con un +8,5% mentre nel tradizionale si riducono del 2,5%. A vincere è la comodità infatti la IV gamma, cresce sia in volume (+3,2%) sia a valore (+4,1%). Il comparto frutta flette complice una stagione difficile in termini di meteo che ha diminuito l’offerta con conseguente rialzo dei prezzi a soffrirne di più è, ancora una volta il dettaglio tradizionale con un -10,7% mentre gdo e discount possono dichiararsi soddisfatti con +11,5% in volume e +5,4% in valore, complici prezzi piu? bassi rispetto al 2018, soprattutto per mele, pere, kiwi, banane. Prezzi aumentati invece per le arance (+7,6%) le cui vendite infatti crescono sì ma in maniera meno consistente (+2,4%).

Estero. Ortaggi e legumi importati dall’estero crescono rispettivamente del 14% e 11%, ma rappresentano l’unica voce positiva lato importazioni bio che, invece, più in generale flettono del 10%, causa la caduta del 50% dal 2017 al 2018 dell’importazione dei prodotti industriali.

I best in class. Secondo i dati presentati ad Anuga, da “Made in Nature” -progetto europeo finanziato dall’Unione Europea e dai principali produttori di biologico in Italia come Brio, Canova, Conserve Italia, Lagnasco RK Growers, VeryBio  coordinati da CSO Italy- sul palco dei migliori, in termini di qualità offerta, sale l’uva da tavola, complice il sole di fine estate e le varietà senza semi che ormai stanno sostituendo (anche nel tradizionale) l’offerta. Si difendono bene anche le mele grazie alla sempre più ampia varietà offerta e alle continue proposte varietali innovative, come la Candine che piace ai consumatori perché dolce e croccante, al retail per la sua shelf life più lunga e anche ai frutticultori per la sua resistenza alla ticchiolatura, perniciosa malattia diffusa tra gli alberi da frutto, tra cui il melo, che può compromettere il raccolto. Anno difficile per le pere che, a differenza dell’uva, non hanno goduto di un clima favorevole che ne ha diminuito la quantità sul mercato ma, spiega CSO, non la qualità. Ottimi anche i risultati del bio trasformato, che vede i pomodori in prima linea.

FONTE: https://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/trend/2019/10/14/news/fenomeno_bio_l_italia_e_prima_in_europa-238504460/

Auto autonome a Torino: stanno arrivando per davvero

Auto autonome a Torino? Si, perchè è giusto che la capitale dell’auto si riappropri del proprio prestigio. Torino un po’ come Detroit, non solo per quel filo conduttore che le unisce tramite FCA.

C’è già pronto una sorta di circuito, dove sarà possibile testare le auto autonome a Torino. Si parla di Corso Inghilterra, per continuare sui bordi del passante ferroviario, in corso Unità d’Italia, corso Bramante, via Nizza e corso Matteotti, ma anche corso Regina a Mirafiori, Crocetta e San Salvario. Il merito è dei ponti 5G, che dialogheranno con i semafori, dando vita a quelle infrastrutture che invochiamo sempre quando guardiamo gli esempi all’estero.

Si tratta di ben 35 km di vie e corsi torinesi, sui quali stanno iniziando ad apparire i primi cartelli che avvisano appunto della sperimentazione in corso. Una vera e propria “smart road” autorizzata dal Ministero dei Trasporti e quindi in linea con il Codice della Strada, in modo che anche tutta la burocrazia sia più snella per tutti quegli operatori, non solo industrie automobilistiche, che vorranno accedere ai test. Niente paura, per ora non c’è rischio di vedersi sfrecciare accanto auto autonome a Torino senza conducente. Si andrà per gradi, con la sperimentazione che parte dalle strade chiuse per proseguire su quelle con meno traffico, ovvero la notte oppure la domenica o durante i festivi o di notte. Per la prima fase l’area scelta sarebbe quella del Campus dell’Ilo in quanto area chiusa al traffico, ma dotata di strade interne e quindi urbanizzata.

Perchè Torino? Perchè gli esperimenti fin’ora hanno riguardato gli Stati Uniti e la Cina, è arrivato il momento di provare anche in un ambiente con strade più piccole e differenti abitudini di guida. Un conto è testare la guida autonoma a Los Angeles, dove anche le strade più piccole hanno dimensioni paragonabili ad una nostra autostrada, un’altra nei nostri piccoli grandi viali cittadini. Distanze più brevi ma anche più vicinanza tra le auto stesse.

Pare che abbiano già programmato una serie di test, oltre ovviamente a FCA , Italdesign, altro storico marchio torinese e GM, che è di “casa” a Torino grazie alle sede di GM Powertrain, ma ci sarebbe un interesse anche di Mercedes.

 

 

FONTE: https://www.quotidianomotori.com/automobili/guida-autonoma/auto-autonome-torino/

Camere Commercio: a Treviso, Venezia e Padova la 28ma convention mondiale

Si terrà in Veneto, dal 26 al 29 ottobre, la 28a Convention Mondiale delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, organizzata da Assocamerestero in collaborazione con Nuovo Centro Estero Veneto e con le Camere di Commercio di Treviso-Belluno, di Venezia Rovigo e di Padova.

La Convention – che per la prima volta quest’anno sarà itinerante su tre città – rappresenta un momento di confronto e dibattito sulle opportunità offerte dall’internazionalizzazione di impresa delle Pmi italiane anche in questo momento di rinnovato protezionismo, sul potenziamento dei servizi del sistema camerale italiano all’estero nonché sugli scenari aperti dalle nuove rotte dell’export e dall’evoluzione delle catene globali del valore.

La Convention si aprirà il 26 ottobre con due giornate dedicate a una riflessione interna tra la rete camerale nazionale ed estera sugli interventi necessari per supportare l’export e il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane. Un focus particolare sarà riservato alle dinamiche del commercio online, alle applicazioni della blockchain, ai servizi per valorizzare il turismo di ritorno e il turismo lento e, infine, all’impegno nella diffusione del Made in Italy agroalimentare.

 

 

FONTE: https://www.sardiniapost.it/news-italia/camere-commercio-a-treviso-venezia-e-padova-la-28ma-convention-mondiale/

Unioncamere, Prete: “In Italia quasi il 25% dell’imprese industriali e terziarie ha abbracciato la green economy”

Oltre 160mila euro di benefici economici annui per le aziende europee del settore dei metalli; più di 400mila per quelle manifatturiere che producono alimenti e bevande; almeno 27mila (o il 10% del fatturato) per le imprese dell’ospitalità; almeno il 4% in più di ricavi per il settore automobilistico. E importanti risparmi di costi per le aziende agricole e delle costruzioni. Il tutto accompagnato da un sensibile miglioramento delle performance e da una accelerazione sul fronte dell’innovazione delle produzioni.

Questi alcuni dei benefici attesi dagli investimenti in misure di efficientamento rispondenti alle logiche dell’economia circolare, discussi oggi a Roma in occasione dell’Eurochambres Economic Forum (EEF),  l’evento annuale promosso dall’Associazione che rappresenta 1.700 Camere di commercio presenti in 43 Paesi europei, alla quale fanno riferimento più di 20 milioni di imprese. Una due giorni, realizzata in collaborazione con Unioncamere, che ha portato a Roma oltre 300 imprenditori e rappresentanti dei sistemi camerali del continente europeo, chiamati a confrontarsi sulla transizione verso una crescita sostenibile e sul ruolo che i diversi sistemi camerali possono avere in questo ambito.

Uno sviluppo sostenibile non è solo una necessità dal punto di vista etico, sociale, ambientale. Ma è anche un’opportunità importante di crescita per le imprese e, più in generale, per l’intero sistema economico. Perché sostenibilità è sinonimo di competitività”. E’ quanto ha evidenziato il vice presidente vicario di Unioncamere, Andrea Prete, che ha aggiunto “in Italia quasi il 25% dell’imprese industriali e terziarie ha abbracciato la green economy per superare la crisi e investire sul futuro. Queste realtà mostrano una migliore presenza sui mercati esteri, assumono di più e sono più competitive rispetto alle altre. Le Camere di commercio italiane insieme alle altre europee possono fare ancora molto per favorire la crescita delle imprese sotto il segno della sostenibilità”.

 

I risultati finora raggiunti – afferma il presidente di Eurochambres, Christoph Leitlmostrano che le Camere di commercio europee sono consapevoli delle proprie responsabilità e desiderose di contribuire alla soluzione delle sfide che ci attendono. Facciamo in modo che la sostenibilità si traduca in un’opportunità per le aziende e supportiamo le regioni resilienti e sostenibili”.

Per l’Europa delle imprese, aumentare il riutilizzo, il riciclo, la riparazione e la trasformazione dei prodotti potrebbe ridurre la dipendenza delle risorse della UE, stimolare l’innovazione, contribuire a creare nuovi modelli commerciali, rilanciare posti di lavoro, crescita e competitività. Sono molte però le azioni che sarebbero utili per garantire una transizione di successo verso un modello di economia circolare a livello europeo. Tra queste: ·       abbattere le barriere alla circolazione delle materie prime secondarie; ·       ridurre gli ostacoli normativi in materia di sostanze chimiche, prodotti e rifiuti;·       fare in modo che le misure di efficienza delle risorse non limitino la capacità innovativa delle imprese né aumentino eccessivamente i costi di produzione; ·       promuovere e sostenere sistemi efficaci di raccolta, separazione e trattamento dei rifiuti al di fuori della UE in maniera da stimolare la domanda di soluzioni circolari innovative “made in Europe”; ·       fornire alla forza lavoro le competenze necessarie; ·       utilizzare al meglio le banche dati e le reti esistenti; ·       alimentare, attraverso la digitalizzazione, lo scmabio di idee e di soluzioni “circolari”.

 

L’Italia green

Come mostrano le analisi effettuate da Unioncamere e Symbola,  il nostro Paese vanta una serie di primati e di punti di forza sul fronte della greeneconomy.

Sono una su 4 le imprese italiane extra-agricole che negli ultimi 5 anni hanno scommesso sull’economia “verde”, investendo sulla sostenibilità e l’efficienza ed ottenendo vantaggi competitivi in termini di export e di innovazione. Alla nostra economia green si deve anche il 13% degli occupati complessivi a livello nazionale, scelti tra quanti hanno competenze “verdi”.

Il nostro Paese è leader europeo per dematerializzazione dell’economia: ogni kg di risorsa consumata genera 4 euro di Pil, contro una media Ue di 2,24 euro e un dato della Germania di 2,3 euro. Inoltre, l’Italia, con il 76,9%, è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti, più del doppio della media Ue (36%) e meglio di Francia (53,6%), Regno Unito (43,6%), Germania (42,7%) e Spagna (36,1%).

E per quanto riguarda le emissioni di gas serra, l’agricoltura italiana sta facendo molto e bene: con 569 tonnellate per ogni milione di euro prodotto dal settore primario made in Italy, si producono il 46% di gas serra in meno della media Ue 28. Molto meglio di Spagna (+25% rispetto al nostro Paese), Francia (+91%), Germania (+118%) e Regno Unito (+161%). Inoltre, l’Italia ha il minor numero di prodotti agroalimentari con residui di pesticidi (0,48%), inferiore di sette volte rispetto ai prodotti francesi e di quasi 4 volte di quelli spagnoli e tedeschi ed è campione sul fronte del biologico: 64.210 i produttori biologici italiani, molti di più di Spagna (36.207) e Francia (32.264).

 

 

FONTE:https://www.lavorolazio.com/unioncamere-prete-in-italia-quasi-il-25-dellimprese-industriali-e-terziarie-ha-abbracciato-la-green-economy/

Economia 4.0, l’Italia nel “patto” del Mediterraneo

Firmata con Spagna, Francia, Malta, Cipro, Grecia e Portogallo la dichiarazione per la condivisione delle best practice relative alle tecnologie emergenti. La sottosegretaria allo Sviluppo economico, Mirella Liuzzi: “Blockchain strumento per tutelare i prodotti del made in Italy”

Paesi del Mediterraneo fanno quadrato sul digitale. La sottosegretaria allo Sviluppo Economico Mirella Liuzzi ha partecipato oggi a Malta al vertice europeo sulle nuove tecnologie organizzato nell’ambito del Med7, il gruppo costituito da sette Paesi del Sud Europa (Italia, Spagna, Francia, Malta, Cipro, Grecia e Portogallo).

Durante l’incontro – in cui si è discusso del ruolo determinante delle tecnologie emergenti per lo sviluppo dell’area mediterranea – sono stati firmati una dichiarazione sul futuro dell’ecosistema digitale nel Sud dell’Europa e un Memorandum d’Intesa per la cooperazione e condivisione delle migliori esperienze maturate riguardo le tecnologie basate su registri elettronici distribuiti.

“La Blockchain e, più in generale, le tecnologie basate sui registri distribuiti – ha spiegato Liuzzi – possono essere un volano per promuovere le specificità dei nostri territori e tutelare i nostri prodotti da frodi e contraffazioni. Risulta pertanto cruciale per i Paesi del Sud dell’Europa conoscere, approfondire e affrontare il tema delle tecnologie emergenti, per condividere esperienze e porre in essere iniziative di attrazione gli investimenti pubblici e privati nella nostra regione. L’Italia si candida a essere Paese leader nell’adozione di queste tecnologie e per questo, intendiamo organizzare un prossimo Summit del Med7 in Italia, nella città di Bari, nel mese di febbraio del prossimo anno”.

 

 

FONTE: https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/economia-4-0-i-paesi-del-mediterraneo-scendono-in-pista/

La qualità italiana asset strategico per il Paese

Con il 9% del Pil (133 miliardi di euro) e il 13% dell’occupazione (3,2 milioni di lavoratori occupati) –, il made in Italy è un valore da tutelare facendo rispettare le regole, eliminando la competizione sleale e sapendolo vendere bene nel mondo.

Il 20 luglio alle 17,30, l’Aula Magna del Campus Universitario di Matera accoglie una serie di riflessioni e importanti contributi sulla filiera del made in Italy, un asset strategico per il Paese che vale il 9% del Pil (133 miliardi di euro) e il 13% dell’occupazione (3,2 milioni di lavoratori occupati) (fonte: Nomisma, 2018). Ma che soffre di problemi: quello più limitante è la frammentazione produttiva, che contribuisce a mantenere elevato il numero di passaggi nella filiera e riduce la possibilità di ottenere economie di scala (riduzione dei costi di produzione) e di scopo (necessarie per investimenti, innovazione e internazionalizzazione).A ciò si aggiungano la dipendenza dall’estero per molte produzioni agroalimentari di base (grano, soia, carni bovine e suine, latte…) e le inefficienze del “sistema Paese” dovute a pesanti ritardi strutturali e competitivi quali i costi del trasporto su gomma, dell’energia elettrica, della logistica.

Il made in Italy è molto più di un’indicazione di provenienza; è, soprattutto, un valore che crea reputazione tra i consumatori di ogni angolo del mondo. Un valore che va tutelato dalle contraffazioni facendo rispettare le regole, eliminando la competizione sleale in grado di minare alla base la competitività di tante aziende oneste e sapendolo vendere bene nei mercati mondiali.

«L’Italia è una miniera di valori da riscoprire, ma ha ancora scarsa sensibilità e consapevolezza della rilevanza della sostenibilità economica, sociale e ambientale, su cui è in forte ritardo», sottolinea l’amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese« I 60 miliardi di euro che l’italian sounding “ruba” ogni anno non sono solo un danno economico, ma anche il segno che imprese e istituzioni non lavorano di concerto, le prime assumendosi le proprie responsabilità e le istituzioni svolgendo il ruolo di governo e di progettualità a cui sono demandate. Serve decentrare le attività dallo Stato agli enti locali; serve, soprattutto, una politica nazionale che sostenga e difenda il made in Italy, il più autentico valore del Paese, dando vita a un progetto di valorizzazione di quanto è espressione del saper fare italico, della tradizione, della qualità della vita, dell’arte del vivere bene.Chiediamo al governo più determinazione e forza nel tutelare tutto ciò che è eccellenza italiana nel mondo».

Il made in Italy – soprattutto nell’agroalimentare di qualità – è entrato nel nuovo millennio crescendo e con molti casi di successo. Fare prodotti di eccellenza, però, è condizione necessaria ma non più sufficiente. Bisogna migliorare l’organizzazione commerciale, essere bravi a collocare i prodotti sul mercato, ottenere buone remunerazioni e trasformare la qualità in reddito. Servono, soprattutto, aggregazioni, potendo contare su competenze e supporti finalizzati allo sviluppo.

Un patrimonio di saperi, di capacità di stare assieme e fare sistema, di sguardi aperti, di professionalità, di obiettivi ambiziosi che Conad coltiva in modo attento con una politica di qualità e linee di prodotti rispettosi dell’origine italiana e interpreti delle eccellenze tipiche regionali.

Fonte: https://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/ilgrandeviaggio/2019/07/19/news/la_qualita_italiana_asset_strategico_per_il_paese-231554047/

Mostra a Ravenna

Sabato  7 settembre  2019 alle ore 11 in Manica Lunga della Biblioteca Classense di Ravenna   in  via Baccarini,3 si inaugura “ANALECTA/ ΑΝΑΛΕΚΤΑ”  dell’artista greca Maria Kompatsiari.   In mostra    una inedita serie di opere ispirate ai sigilli di piombo e di pietra dell’antichità; un ciclo di opere su carta  che l’artista ha composto  come un  diario  di viaggio nel passato,   straordinaria avventura di materia e forma nel tempo,  creata attraverso un  incessante processo di ricerca personale e  visiva che l’ha vista negli anni protagonista di numerosi eventi espositivi in Europa ed Asia.

 

“E’ un piacere particolarmente vivo per la nostra città ospitare una prestigiosa artista contemporanea come Maria Kompatsiari – dichiara Elsa Signorino Assessora alla Cultura del Comune di Ravenna –  e il progetto    “Tempo Forte Italia-Ellas 2019″ organizzato dall’Ambasciata d’Italia in Grecia in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività  culturali e che presenta quest’anno una serie di eventi  di importanza e qualità che spaziano dalla musica al teatro,  dalle arti figurative  al  cinema con l’ obiettivo nobile  di favorire gli scambi tra Italia e Grecia,  creando un filo diretto tra chi vive e produce e la  cultura.”

“Tempo Forte Italia-Ellas  2019” è un nuovo programma di iniziative attivo in entrambi i Paesi, un metodo di lavoro a lungo termine per mettere  in contatto realtà e operatori culturali greci e italiani.

Dopo l’anteprima espositiva a giugno  di “Ravenna Fantastica!” mostra del pittore ravennate Onorio Bravi all’Istituto Italiano di Cultura di  Atene, in  luglio  si è inaugurata   a Salonicco la mostra “Lo splendore del mosaico. Originali e repliche da Salonicco e Ravenna” organizzata dalla Direzione dei Musei Archeologici del Ministero della Cultura ellenico  e dalla Sovrintendenza Archeologica della città di Salonicco in collaborazione con il Comune di Ravenna.   Momenti di  dialogo bilaterale  nel segno della cultura  proseguiti con gli straordinari concerti  “Le Vie dell’Amicizia” portati  da “Ravenna Festival” nell’antica Acropoli di Atene  con  l’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini”  diretta dal Maestro Muti cui ha fatto seguito  “Vita Nuova”  evento teatrale diretto dall’artista cesenate Romeo Castellucci.

La mostra “ANALECTA/ ΑΝΑΛΕΚΤΑ”  di  Maria Kompatsiari è visibile fino al giorno 29 settembre 2019 con   orari: 15.30-18.30. Chiuso ogni lunedì. Ingresso libero.

Al momento inaugurale del 7 settembre,  accanto all’artista intervengono  l’ Assessora  Elsa Signorino, il Direttore della Biblioteca Classense Maurizio Tarantino,   Anna Mondavio, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura ad Atene, il Console Onorario d’Italia in Salonicco Christos Sarantopoulos,  il Professore di Storia dell’Arte dell’Università di Salonicco Miltiadis Papanikolaou.

L’iniziativa è promossa dal Comune di Ravenna-Assessorato alla Cultura, Istituto Italiano di Cultura,  City of Thessaloniki,    Istituzione Biblioteca Classense,   Ravenna Festival.